La nostra storia 2017-06-30T14:44:45+00:00

La storia siamo noi

a cura di Matteo Altini

Eccoci qua, già dieci anni sono passati, veloci come solo il tempo tiranno sa essere.
Proprio così, come cantava Francesco De Gregori in Bufalo Bill nel 1976: “avevo pochi anni e poi vent’anni sembran pochi… poi ti volti a cercarli e non li trovi più”, guardandosi indietro si ha la netta sensazione di essere in qualche modo precipitati in un vuoto spazio-temporale.
È stato tutto così svelto… non è possibile… sembra ieri che salivo sul treno destinazione Bologna, per il test di ammissione al corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria della Facoltà di Medicina e Chirurgia.
Correva l‘anno 1993, il cuore che pompa in gola, l’angoscia di misurarsi ed essere misurati in una selezione epica soltanto nei numeri: 30 posti per quasi 500 partecipanti… un imbuto!
E l’unica disarmante consapevolezza di non avere la benché minima idea di cosa andrò a fare nella vita, delle conseguenze che questa scelta avrebbe avuto sul mio futuro.
Ancora non ci credo! Solo qualche fotografia mi presenta il conto della realtà, testimoniandomi inesorabilmente che la faccia allo specchio è cambiata, che il fisico, per quanto ci si sforzi di tenerlo allenato, si è imbolsito e che anche lo sguardo è diverso.
Scivolare nell’età adulta è irreversibile, inevitabile… il problema semmai è che “inizia prima che tu te ne accorga” (Cit. Leoni per Agnelli – Robert Redford).
Non c’è un interruttore o un segnale ad avvisarti… e “così un giorno ti ritrovi con dieci anni sulle spalle, nessuno ti ha detto quando correre, hai perso lo sparo della partenza” (Time – Pink Floyd, 1973).
E allora, già che mi sono voltato indietro, io ve li voglio raccontare questi anni.
“Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla…” (Notte prima deli esami – Antonello Venditti, 1984).
No, non avevamo la chitarra e neanche il pianoforte. E a dirla tutta non eravamo nemmeno in quattro, bensì cinque: Davide, Letizia, Francesco, Nicola ed io, un piccolo gruppo che fra studio e svago condivideva la maggior parte del tempo assieme.
Alle nostre frequenti sortite nel centro di Bologna – avevamo infatti preso come abitudine quella di festeggiare assieme dopo ogni esame passato, una sorta di rituale che, allo scopo di esorcizzare il sacrificio sulle sudate carte, richiedeva il versamento di fiumi di caipiroska e fruit margarita – si univano anche i nostri due compagni di  appartamento, estranei all’odontoiatria: Silvia V. iscritta alla facoltà di Informatica e Davide T. aspirante ingegnere (no, non quello che lavora in una radio in “Sotto il segno dei pesci” – sempre Venditti, 1978). Quindi fuori dall’università diventavamo sette… i magnifici sette! Il rito alcolico vide il suo massimo splendore in occasione dell’ultimo esame, anche se per quegli assurdi scherzi del destino, a festa ormai organizzata, l’esame di Davide fu posticipato l’indomani.
Ma l’epica è epica e non è che puoi spostare la festa e Davide non è uomo che si sottrae a ciò che il fato pare aver designato.
Le sue Termopili saranno a base di lime, zucchero di canna, ghiaccio tritato, vodka… molta vodka!, fragole q.b. Come spesso accade il destino è benevolo con gli audaci, Davide fa segnare il 27/30 sul libretto, dimostrando di aver imparato la lezione ricevuta un anno prima all’esame di Pedodonzia.

1992 A.D. – Clinica Odontoiatrica. Esame di Pedodonzia.

Prof: “Mi descriva l’eziopatogenesi della pulpotomia” (non è una supercazzola, giuro!)
Davide: “La pulpotomia è una terapia, perciò non esiste l’eziopatogenesi” (ma perché?? Perché devi essere così puntiglioso? Rispondi a sta c@#$o di domanda anche se non ha alcun senso?! Piegati a questa ridicola formalità, non devi sempre farne una questione di principio!!)
Segue un breve tafferuglio, quindi il professore, piccato dalla sacrosanta osservazione (ah, era lo stesso che invitava a “tagliuzzare all’impazzata” – ipse dixit – l’arteria palatina nel caso la si fosse inavvertitamente intercettata durante la manovra chirurgica… un pazzo!!), compie un altro azzardo, l’ultimo.
Prof: “le regalo un ventisette!” Ecco dai Davide ce l’hai fatta! Prendi questo benedetto ventisette e andiamo a festeggiare, che hai tutti trenta e trenta e lode, non ti rovina certamente la media.
Davide: “se me lo deve regalare, se lo può anche tenere!” Nooooooooo! Socc’mel (tipico intercalare del dialetto bolognese).
Esame dopo esame, festa dopo festa, finalmente arriva il giorno della laurea, foto di rito, strette ci mano… Ciak si gira… un altro giro di giostra. Di quel giorno ricordo poco… la tensione non permetteva nemmeno di fissare le emozioni. Ricordo però nitidamente la notte prima, trascorsa con Davide alla Pedra del Sol (storico locale messicano del centro) nell’attesa di recuperare Francesco alla stazione.
Davide: “Offro io il primo giro” Pareggio il conto poco dopo, ma Davide è caparbio e la vuole spuntare: alla fine sono tre caipiroska a testa. Tre il numero perfetto.
A momenti non ci accorgiamo nemmeno che il nostro amico Francesco è già arrivato ed è proprio dietro di noi, mentre incerti guardiamo il tabellone per capire quale sia il binario di arrivo. Ci sarebbero molti altri aneddoti da raccontare…ma per farla breve: Francesco dopo la laurea è tornato alla natia Malè, dando continuità alla clinica fondata dal padre. Nicola invece ha percorso altre strade, che ci hanno progressivamente e irrimediabilmente allontanato.
Quindi rimaniamo in tre… numero perfetto.

2001
l’odissea non è nello spazio

Il nome ABB nasce dalla comunione delle nostre iniziali A come Altini, B come Ballini e B come Bompani, rigorosamente in ordine alfabetico.
La sigla identifica un sodalizio che molto prima che professionale getta le sue radici su una profonda amicizia nata e cresciuta tra i banchi universitari. Col senno di poi potremmo facilmente testimoniare che anche allora, parliamo del quinquennio accademico 1993-1999, pur inconsapevolmente, avevamo la stessa visione delle cose grandi e piccole che ci accadevano intorno e la stessa idea su come avrebbe dovuto essere la nostra crescita professionale: semplicemente libera ed onesta.
Era quello anche il tempo dei grandi sogni e delle cocenti delusioni in parte figlie di promesse “belle ma grosse”, perciò difficili da mantenere e di amicizie perdute in un bicchier d’acqua. Non credo fossimo maturi. Anzi, credo a malapena avessimo una qualche cognizione non solo di quello che ci avrebbe aspettato di lì a poco, ma  nemmeno di ciò che stavamo facendo. Lo studio a volte era piacevole, altre  terribilmente noioso e così le lezioni, sempre obbligatorie, divise iniquamente fra professori veri e verticali,di quelli che staresti per ore ad ascoltare e finti docenti bravi nemmeno a parole, figuriamoci a fatti. Ma siamo cresciuti insieme (we grew up together) ed assieme ci siamo laureati nel 1999. Decidiamo di iscriverci nello stesso reparto, quello di Pedodonzia, dove già Davide lavorava più per rimanere uniti che per reale vocazione, almeno per me. Nel 2001 i primi corsi di perfezionamento e un altro giro di giostra ovvero l’amara  consapevolezza che la conoscenza saremmo dovuti andare a cercarla e prendercela in  lungo e in largo, ma soprattutto altrove a suon di chilometri, quanti! E benzina, tanta! Milano-Brescia-Firenze-Roma-Sacile-Trieste-Torino-Como-Verona…avevamo  l’ambizione di imparare il mestiere. E di imparare a farlo bene.
Nel seguire questa vocazione credo abbiamo avuto due grandi vantaggi, forse l’uno figlio dell’altro: non eravamo “figli d’arte”, non eravamo locomotive e quindi non avevamo la strada segnata, ma eravamo bufali, liberi in tutto e soprattutto avevamo fame. Fame di sapere, di arrivare, di farci spazio in un mercato saturo di dentisteria, di fare in qualche modo la differenza, di far sentire la nostra voce.

2002
A Santerno

Nasce lo studio di Santerno: le nostre prime targhe in ceramica all’entrata, illeggibili e pure storte. Le fissammo all’imbrunire in una grigia giornata di fine dicembre: Davide Ballini al trapano, io al controllo a distanza. Iniziò lì la nostra prima esperienza come studio autonomo, grazie soprattutto all’intraprendenza di mio padre che anche allora, con grande lungimiranza, sponsorizzò l’iniziativa, nonostante le nostre titubanze dovute all’inesperienza.
A posteriori possiamo dire che aveva ragione lui. Ma non fu facile, tutt’altro: iniziammo da soli, con una poltrona e senza nessuna assistente. Per quattro anni ci siamo occupati veramente di tutto, dall’organizzazione degli appuntamenti, pochi o addirittura assenti all’inizio, poi dopo il primo anno sempre crescenti, alle scadenze burocratiche/amministrative. Dal riordino degli strumenti, alla loro quotidiana manutenzione e sterilizzazione. Dalla predisposizione della sala operativa alle pulizie serali. Ci aiutavamo a vicenda e le giornate sembravano interminabili. Sempre chiusi là dentro dalla mattina alla sera. Quante volte all’uscita ci siamo fermati in quella graziosa osteria che era proprio dietro lo studio: si chiamava Osteria delle Rondini e l’anziano Nello con sua moglie i gestori. Lì ricaricavamo le energie e continuavamo a sognare, con l’energia, la determinazione e la leggerezza che soltanto la giovinezza sa darti. Non avevamo neanche trent’anni, ma sognavamo uno studio nostro, fatto su misura per noi, che ci rispecchiasse e dove potessimo lavorare insieme, ma soprattutto condividere un’esperienza professionale di cui certamente ignoravamo l’orizzonte, ma con la profonda convinzione che avremmo voluto andarci uniti.
“Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci e allora può  diventare qualcosa di infinitamente più grande”, la grande lezione di Adriano Olivetti applicata all’imprenditoria. Fu proprio in quell’osteria che per il gioco del destino anni più tardi concludemmo l’accordo per l’attrezzatura e i macchinari del nuovo studio di Faenza. Lo studio di Santerno si sviluppò molto negli anni 2004-2006, grazie alla fiducia che in noi riponevano i tanti pazienti che giungevano dal paese e dalle frazioni limitrofe, ma soprattutto per i tanti amici che venivano da Bologna, Faenza e Riccione. È anche grazie al loro supporto se siamo riusciti a sviluppare la nostra idea di impresa. Ed è grazie all’esperienza maturata nella gestione pratica dell’attività di Santerno, dal fatto di esserci sporcati le mani, che abbiamo raccolto utili indicazioni per la  realizzazione di uno studio che fosse realmente a nostra immagine e somiglianza.
Quando aprimmo a Faenza nell’ottobre 2006, l’osteria chiuse. Non abbiamo più avuto notizie di Nello e sua moglie… erano davvero brave persone.
Nel 2006 abbiamo assunto anche la nostra prima assistente alla poltrona: Arianna.
Allora ci sembrò davvero un grande traguardo.

2006
È ufficiale

Di fronte a un notaio si ufficializza il nostro sodalizio professionale: ABB è anche un marchio.
Prende finalmente corpo anche il progetto dello studio ABB, grazie alla sublime penna degli architetti Nicola Montini e Gian Luca Zoli e alla filantropia dell’ingegner Giovanni Altini, mio padre e nostro accanito sostenitore dalla prima ora. È lui a farsi carico degli oneri per la ristrutturazione dei locali, cercando per quanto possibile di esaudire la  nostra idea di rinnovamento, realizzando un ambiente che potesse esaltare le nostre peculiarità e potesse parlare un po’ di noi. Il tutto arricchito dalle opere di artisti formidabili quali Antonella Ravagli, Giovanni Ruggiero e Mirta Morigi.
Dal 7 ottobre 2006, giorno dell’inaugurazione, inizia un crescendo di progetti, idee, iniziative, collaborazioni sempre improntate col massimo impegno alla ricerca della qualità (we do our best). L’attività progressivamente matura con il coinvolgimento di un numero sempre crescente di assistenti (in ordine: Erika, Genny, Serena, Giulia,  Milena, Ramona, fino all’ultima arrivata Paola) e di collaboratori (Stefania, Monica, Leonardo, Agide, Claudia, Mirko, Gianna, Antonietta, Marta, Roberta, Alice, Anila) e l’ambizione di essere una squadra preparata e pronta ad affrontare nuove avvincenti sfide professionali.

2011
L’associazione PROBe

Durante la frequentazione di un lungo ed impegnativo ciclo di corsi di aggiornamento
professionale incontriamo un gruppo di colleghi, consumati anch’essi dalla stessa bruciante passione per il mestiere e ispirati ai medesimi principi e valori radicati in una profonda etica deontologica e civile. Poco per volta il legame si rinforza, cresce, si cementa, oltrepassa i confini della confidenza, si moltiplica fino a trasformarsi in amicizia, poi più su ancora: diviene fratellanza, fino ad ufficializzarsi alla presenza di un notaio in Faenza nello statuto di un’associazione.
Nel corso degli anni abbiamo organizzato numerosi appuntamenti cercando di tracciare un confine fra eventi ad alto tasso culturale, invitando relatori di fama internazionale, ed incontri cosiddetti “closed”, più riservati, durante i quali, sempre partendo dalla nostra comune passione per l’odontoiatria, abbiamo condiviso le nostre rispettive umanità.
È stato bello osservare come col passare delle stagioni questo progetto, nato quasi per gioco da un’idea visionaria, non soltanto abbia messo profonde radici all’interno di ognuno di noi, vincendo il fisiologico scetticismo dei cinici, ma si sia addirittura aperto, accogliendo il contributo di numerosi e validi colleghi, ora anch’essi divenuti amici. L’associazione è no-profit e vive e prospera grazie alla generosità dei partecipanti  disposti a mettere ciascuno qualcosa di sé, della propria esperienza, al servizio del collettivo in un contesto di principi e valori condivisi al di sopra di qualsiasi interesse economico. La condivisione reale, onesta e libera, rappresenta il propulsore di questo sodalizio che si pone come obiettivo la crescita professionale ed umana dei partecipanti.
Incontro dopo incontro il numero degli aderenti alle nostre iniziative aumenta, come sempre più numerosi sono gli apprezzamenti che ogni volta riceviamo per l’organizzazione degli eventi, puntuale, precisa, elegante, briosa, mai banale.
Ma i complimenti più graditi che riceviamo dai partecipanti riguardano la spirito di aggregazione che si respira durante gli incontri. Una disposizione dell’animo che ci gratifica, ci valorizza, ci identifica. Ci rende orgogliosi di aver contribuito a costruire qualcosa che talvolta va al di là della nostra stessa immaginazione.

2012
la newsletter ABB e la fucina delle idee

Nel 2012 accanto al sito internet nasce il nostro servizio di newsletter periodico, mirato a divulgare notizie ed informazioni dal panorama odontoiatrico. Un fiore all’occhiello della nostra attività che vuole porsi come strumento di comunicazione volto a veicolare una diversa e maggiore consapevolezza ai pazienti odontoiatrici. Dalla convinzione che la conoscenza è alla base di ogni scelta consapevole nasce la fucina delle idee che  raccogliendo le proposte emerse durante il costante confronto reciproco, porta allo  sviluppo del progetto scuola, con l’impegno di Letizia e della sua equipe multidisciplinare nella educazione dei piccoli alunni alla prevenzione odontoiatrica. Tale progetto culmina in serate informative dedicate ai genitori dei bimbi coinvolti.
L’attività di informazione viene successivamente implementata con opuscoli  monotematici mirati su argomenti specifici.

2015
ABB Educational

Novità dell’ultima ora: è già in cantiere la realizzazione di una piattaforma dedicata all’aggiornamento professionale continuo attraverso un fitto calendario di corsi di formazione, serate dedicate a temi di attualità sanitaria, eventi culturali rivolti ad
adulti e bambini.
Un impegno quello formativo che ci ha visto protagonisti in più occasioni su tematiche riguardanti l’estetica dentale, la fotografia, il marketing e la comunicazione, l’approccio multidisciplinare al paziente pediatrico.
Ormai attivo anche il blog: www.odontoiatriaetica.com dedicato al pubblico e nato dal  desiderio di fare chiarezza in un momento di grande confusione, rispondendo alle tante domande che oggi i nostri pazienti ci rivolgono.

2016
10 anni dopo ci ritroviamo fin qui

Non è sempre stato facile, tutt’altro! Ogni sacrificio richiede da qualche parte un prezzo salato.
Durante questi anni siamo tutti e tre molto cambiati. Abbiamo avuto contrasti, anche feroci, abbiamo dibattuto, alzato la voce, litigato. Ci siamo scontrati. Ma abbiamo sempre trovato la volontà di andare oltre le divergenze. Abbiamo imparato a parlarci, a discutere senza accusarci a vicenda, a non giudicarci. Insomma non abbiamo permesso alle nostre rispettive differenze di allontanarci così tanto da perderci irrimediabilmente.
Abbiamo sempre avuto la fortuna, l’affetto, la maturità, la perseveranza o come diavolo la vuoi chiamare, per sederci attorno a un tavolo ed escogitare la maniera per  comunicare, per comprenderci, per ritrovarci.  Abbiamo capito che essere soci in un impresa, per quanto piccola che sia, richiede la responsabilità di prendersi cura uno dell’altro, di aiutarsi.
È stato come fare e disfare la tela di un dialogo che alla fine dei conti ci ha fatto capire che la diversità è soltanto un’incredibile opportunità e che la condivisione, quando è reale, è una ricchezza che non conosce confini. Per celebrare questo anniversario abbiamo voluto realizzare un video, che raccontasse la nostra storia, ovvero il cammino  di una squadra che trae forza ed entusiasmo dall’opportunità di lavorare insieme. State sintonizzati con noi.
Insomma, non ci accontentiamo di esistere, vogliamo essere punto di riferimento (but we try harder). Questo per dire che il mazzo ce lo siamo fatto davvero e continueremo a farcelo!

Ma da domani, adesso è il momento di festeggiare assieme a voi questo traguardo.

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